
Ricomincio da zero.
O quasi.
La vita ogni tanto ti strappa la voglia di ridere e far progetti.
Ti fa mancare la terra sotto i piedi.
Ho fatto il deserto intorno a me.
In parte per scelta in parte per necessità.
Sono sceso molto a fondo a scavare e ce ne sarebbe ancora.
Ma le forze vengono meno, vedo l'autunno anche se la neve sta sciogliendo, mi aggrappo al pulsare della vita come ad un bisogno ultimo.
Non vedo che nella condivisione di progetti e nell’amore che dà le forze e le illusioni altro senso per il cammino.
E cerco la condivisione difficile di una strada con chi vorrà continuare ad illudere e lasciarsi illudere.
Manca ancora la leggerezza.
Ciò che più pesa è proprio la mancanza di leggerezza nell’affrontare giorni e nuove sfide.
La capacità un tempo insita nelle cellule di avere tutto per possibilità.
In questi mesi ho sentito il corpo lasciarmi, ho ascoltato il canto delle sirene, mi sono illuso e disilluso su di un’altalena di emozioni che hanno regalato gioie altissime e profondissimo senso di esclusione.
Mi manca ancora la terra su cui ricostruire.
La sto cercando.
E’ una terra figlia del disincanto o della maturità raggiunta?
Dell’equilibrio di un arlecchino sul filo o di un saggio bambino?
Non è ancora dato sapere.
Ho sparso a piene mani progetti e idee da condividere, amore (forse) e incitamenti, sogni, sogni, sogni.
Ma sono un utopista concreto e non riesco a parlare soltanto.
Amo le parole solo se ad esse conseguono i fatti.
Se no sono seme al vento.
Così ricomincio da zero a ricostruire.
Un po’ tutto.
Ma ho bisogno di terra, condivisione, occhi che possano guardare con me al domani.
Da soli si muore.

5 commenti:
l'aquilone
mi sono perso nel cielo
ho voluto essere un’aquila e rimpiango la corda
sicura
che mi legava alla mia terra
credevo fosse tutto la libertà
e l’ho cercata con tutte le mie forze
strappando il sottile legame che mi legava alla materia
via
libero di volare
ma il cielo è troppo grande per delle ali di cartone
FIUME SAND CREEK
Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale
c'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek.
I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì
a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek
Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse
ora i bambini dormono nell letto del Sand Creek
Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek
Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale
ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek
Fabrizio De André
Scusate se mi intrometto in questo consesso di poeti per riportarvi ai problemi concreti: parlo dell'ospedale il cui ampliamento sarà oggetto quanto prima(?) di un accordo di programma tra comune e regione.
Voglio far notare che mentre i nostri amministratori si divertono a sprecare il pubblico denaro con ponti inutili e rotonde non necessarie, qualcuno lavora e costruisce.
Mi riferisco al nuovo centro di riabilitazione in quel di Saint Pierre che nel giro di un anno è giunto al termine delle opere murarie, mentre i nostri amministratori continuano a farsi s.... mentali sulla impossibilità di costruire un nuovo ospedale che richiederebbe troppo tempo.
Aspetto con ansia e con timore l'inizio dei lavori dell'ampliamento per vedere il caos che si produrrà, anche grazie ai nuovi lavori per la rotonda di via St.Martin che naturalmente non sarà ancora terminata (vedi quella dell'Institut Agricole).
Ci rileggeremo tra qualche mese ..... o forse anno .. per l'inizio del famoso ampliamento.
penso che della clinica di Saint-Pierre sentiremo ancora parlare (come abbiamo sentito parlare in questi ultimi anni di tante cliniche convenzionate in Italia). Nonostante la forza d'urto di Rollandin, ha dormito per circa venti anni, una volta tanto non per colpa della solita burocrazia (i burocrati sono sempre colpevoli di tutto, quasi le leggi le avessero confezionate loro, ma questa è un'altra storia), ma per un'impietosa lotta tra titani politici (si fa per dire). Ora che i titani si sono messi d'accordo, clinica e villette sbocciano in quel di Saint-Pierre con la velocità dei fiori a primavera.
La clinica i clienti li avrà (come li ha avuti l'IRV), eccome se li avrà: glieli fornirà l'ospedale, nuovo o vecchio che sia.
Grazie a Franco di avermi riportato con i piedi per terra a parlare dei problemi della città.
Cerchiamo di riprendere le fila sull'Ospedale per vedere dove siamo e cosa sta accadendo.
Rilanciamo i comitati di cittadini che pare stiano salendo di quotazione nel confronto con le pubbliche amministrazioni.
Con peso specifico superiore a quello dei partiti di opposizione.
Non tanto per demerito di questi ultimi, quanto perché alle maggioranze interessano di più i potenziali (ri)elettori che non gli avversari politici ai quali dar ragione.
Anche se spesso ce l'hanno.
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